Margherita Dolcevita, Stefano Benni

Margherita Dolcevita descrive un piccolo spaccato di vita in scatola, proposto al lettore in maniera da principio spensierata, fuori dalle righe e in gran parte ironica per avviarsi verso un “fuori di testa” che vi farà girare la testa, parola mia.

… Poi ci sono io, Margherita Dolcevita. Ho quasi quindici anni, sono bionda con dei capelli ricci un po’ strani, diciamo che sembrano una piantagione di fusilli. Ho occhi maliardi e blu, ma sono un po’ sovrappeso. Mi piacerebbe indossare quei bei jeans stretti e bassi che spunta l’ombelico, ma la volta che ci ho provato mi sono scoppiati in autobus e ho ferito tre persone coi bottoni.

A volte penso che dovrei mettermi a dieta, poi penso che se dimagrissi sarei sempre tesa per la paura di ingrassare, invece così sono tranquilla. A scuola vado abbastanza bene, e da grande vorrei fare la poetessa. La mia specialità sono le poesie brutte. Pensateci bene: il mondo è pieno di poeti così così, ma una poesia veramente brutta è rara. Sentite questa:

Mi Chiamo Margherita
Peso meno in mutande che vestita.

Mica male vero?
Che altro posso dire? Ballo bene, nonostante i chiletti e un lieve difetto cardiaco. Invento anche i passi, perchè mi piace ballare in mezzo agli altri ma voglio essere unica.

L’autore ci propone due punti di vista: da un lato abbiamo la nostra protagonista a rappresentare un’adolescenza fuori dai canoni tradizionali: Margherita, cicciottella e molto intelligente, si scontra con una realtà fatta di desideri tipici della sua età (come quello di fare l’amore per la prima volta) e un’intelligenza che la porta a vedere il mondo sotto una luce di microscopio. A differenza dei suoi coetanei, è una accanita lettrice e possiede un’immaginazione fervida che la porta a inventare storie senza mai finirne una. Il giardino di casa sua, suo nonno, suo fratello e le avventure che crea vicino le rovine della vecchia casa, ormai distrutta, della bambina di polvere, sua migliore amica immaginaria e angelo protettore, sono i suoi tesori più cari. Margherita è capace di osservare ogni cosa con un acume e una ironia molto pungenti. Affezionata alle cose vere, ai grilli del suo giardino, alle rughe di sua madre e ai piccoli gesti che suo padre compie sotto i suoi occhi attenti, si vedrà stravolgere tutto questo in breve tempo con l’arrivo di un vicinato molto particolare. La famiglia Del Bene rappresenterà infatti, per Margherita e non solo, il male assoluto. Portatori di un consumismo e di una modernità non necessarie secondo la nostra protagonista, saranno la causa degli stravolgimenti che si susseguiranno in casa sua. Una famiglia perfetta che nasconde un segreto (secondo Margherita). Il loro unico figlio maschio, del quale lei si invaghirà, è considerato dai Del Bene un malato di mente e verrà umiliato dal padre in ogni modo, inducendo Margherita e suo fratello ad indagare sui sospetti nati in principio. La famiglia della ragazza, subirà tanti e drastici cambiamenti; suo padre si troverà a lavorare con il capo famiglia dei Del Bene in qualcosa di poco onesto, sua madre sarà come risucchiata da un immenso nuovo televisore, comprato su loro suggerimento e si vedrà costretta, per mantenere una facciata rispettabile, a rinunciare a delle “belle vecchie abitudini“, come quella di acquistare prodotti al supermercato attraverso l’uso di bollini; una madre che userà crema per la cellulite e che si tingerà i capelli come se non ci fosse un domani, stravolgendo totalmente la sua quotidianità.

Suo fratello maggiore, invaghito della figlia della diabolica famiglia, si comporterà come una banderuola e si svuoterà di ogni personalità per divenire un fantoccio nelle mani prima di “Labella” e poi del padre padrone dei Del Bene. Improvvisamente Margherita troverà la sua famiglia svuotata e alleggerita da ogni personalità, e dopo l’allontanamento di suo nonno in una casa di cura a causa di un brutto incidente, la ragazza prenderà in mano la situazione e con l’aiuto del fratellino minore cominceranno a indagare sui loschi traffici della famiglia Del Bene, traffici nei quali il padre di Margherita e il fratello maggiore si ritroveranno coinvolti.
Il finale di questa storia non è certo dei più allegri ma, se visto nell’ottica di una denuncia sociale al consumismo, ha sicuramente un suo senso e trova una giusta collocazione. Visto da un punto di vista sentimentale o di affezione alla giovane Margherita DolceVita, lascia senza ombra di dubbio interdetti.

Questo è il primo romanzo di Stefano Benni che leggo e l’ho trovato stilisticamente entusiasmante, con un uso del linguaggio in alcuni casi arbitrario ma davvero originale, l’invenzione di nomignoli, soprannomi o nomi veri e propri, dati da Margherita agli oggetti che la circondano è davvero delizioso, la storia ha tutti i connotati di una fiaba moderna un po’ “sgangherata”, per via delle colorite espressioni che usa l’eroina femminile e per quel suo cuoricino che la fa sentire una ragazza “in scadenza”. Non è una lettura leggera, nonostante possa apparirvi tale, direi che è “un’esperienza” vera e propria.

Romina

Le immagini di questo articolo sono tratte da Google.

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