L’attesa

Ho letto un libro che mi ha ricordato quanto, attendere qualcosa, possa essere utile. C’è quello spazio fra l’attesa e la fine di essa che può essere riempito con la crescita. E voi penserete: “Ma quale crescita? E di chi?”, ovviamente la nostra crescita personale. Quando non c’era facebook e non ci potevamo intromettere continuamente nella vita degli altri, che facevamo? Usavamo quello spazio libero per mettere noi al centro di tutte le cose che volevamo fare, belle o brutte che fossero. Nel presente è diverso, soprattutto chi vive in città lo sa: non si gioca più tanto a campana e in generale, non si telefona più alla ragazza che ci piace passando prima per la nonna o per il padre… non c’è più quella famosa cabina rossa in mezzo alla strada sempre occupata quando ci serviva, e non si usa più la cassetta con i nastri che svolazzavano e bisognava arrotolarli con una Bic.

 

 

Prima, tutto aveva un tempo, ora il tempo è tutto e questo tutto va fatto il più velocemente possibile. La serenità del non fare niente è quasi un senso di colpa a cui siamo disposti a rinunciare pur di fare qualcosa, anche se si tratta di farci venire gli occhi rossi per tutte le ore che scrolliamo il telefono osservando le immagini che abbiamo sotto gli occhi.

La qualità di un’ora persa ad aspettare l’appuntamento che ci fa battere il cuore, può essere tempo perso? Se abbiamo deciso di investire del tempo per l’amore, quanto possono davvero essere persi quei minuti d’attesa? Quanto ci mette un frutto a maturare affinché sia davvero buono? E perché allora dobbiamo pretendere di avere tutto e subito e giudichiamo il tempo perso a pensare, osservare, meditare, come inutile?photostudio_1493129949249

Dino Buzzati, aveva scritto un racconto dove parlava dei Giorni Perduti, mettendo l’accento sui sentimenti, che poi sono l’unica cosa che spesso lasciamo fuggire via con rimpianto, rifiutando l’amore della nostra vita magari o peggio, lasciando andare l’amore che proviamo per noi stessi rinunciando ai nostri sogni in favore del dovere.

È davvero un bel racconto.

Il libro di cui parlavo a inizio post è un altro però, si chiama: “storie di un’attesa” ed è una graphic novel; soggetto, sceneggiatura e disegni di Sergio Algozzino, pubblicato in Italia dalla casa editrice Tunuè. Che dire, sono rimasta affascinata da tanta bravura. Tre vite, tre punti di vista e tre epoche differenti che si incrociano in un gioco di parole che collegano una vita all’altra.

 

 

C’è un conte imparentato col viceré di Sicilia che decide di partire per un viaggio lontano in cerca di qualcosa, comincia così a prepararsi al meglio prima del lungo cammino, procurandosi tutti gli strumenti necessari. Il conte però, nel mezzo di tanta accanita determinazione troverà qualcosa di importante, vorrà dunque, partire ancora?

Poi c’è il figlio di un imprenditore tessile che trova l’amicizia, l’amore e trova anche il compagno di scacchi epistolare più imprevedibile di sempre. Io vi avverto, aspettatevi l’inaspettabile.

E poi c’è lui, un ragazzo qualsiasi che ci mostra l’attesa di un tempo, quella del primo batticuore, quella che ti annoia pensarla ora ma che ti fa sorridere al ricordo, quel tempo dove il cellulare non c’era e gli appuntamenti si prendevano il giorno prima; l’attesa che ti faceva leggere tutte le insegne dei negozi, quella che ti faceva osservare i balconi delle case, quella stessa attesa che oggi non ha più un suo spazio fisico e tanto meno mentale. Lui è un salto nel nostro passato più recente.

Algozzino disegna magistralmente, le pagine sono colorate in acquerello e nonostante seguano un continuum, vi troverete spiazzati da cambi di scena e di colore, intermezzi che sembrano non c’entrare nulla con le storie dei protagonisti, tuttavia, c’entrano con l’attesa.

I dialoghi sono emozioni che scorrono, le azioni anche. Mi ha davvero stupita, soprattutto alla fine, perché certe cose proprio non te aspetti. Sono andata a letto e mi sono portata il libro dietro per leggere quelle parole un’altra volta, perché il distacco alla fine, è un’attesa eterna e ti lascia quella malinconia che ti fa addormentare con il libro chiuso ma con le parole in testa.

photostudio_1493130025059

Ja ne!

Romina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...