Olga di carta e le spaventose vicende di Jum fatto di buio!

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La nostra storia inizia alle porte del bosco ceduo, dove alberi con il fusto sottile lasciano spazio al vuoto che li circonda ricordando ad Olga che lo stesso vuoto, poco tempo prima, le aveva riempito l’anima trattenendo oscurità e dolore: il giorno della perdita di sua madre. Un vuoto che lei chiamerà Jum, perché se diamo un nome alle cose che ci fanno paura, sembrano spaventarci di meno.

A molti di noi è capitato di sentirsi di carta, così esposti alla sofferenza che a nulla è servito provare a nasconderlo. I libri come Olga di carta, insegnano ai bambini che il dolore e la perdita fanno parte della vita e proprio per questo, sono gestibili perché condivisibili, tutti ne abbiamo fatto esperienza.

Le mani strette in quelle dell’autrice che ci catapulterà in un universo soffice e bianco, dove le tradizioni e i mestieri fanno da cornice ad un paese vivo, pulsante, caratterizzato dalle sue superstizioni e da un’inarrestabile curiosità. Balicò, un paesino dove chi racconta storie fantastiche ha un posto speciale nel cuore di chi ci vive, venendo buffamente tallonato lungo le strade innevate per essere ascoltato.

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Al calduccio nella bottega di Tomeo assaporerete gustosi biscotti e vi zitterete per ascoltare le storie di Olga Papel e Jum fatto di buio… Ma non temete, tutti abbiamo un punto debole e Olga vi insegnerà a sfruttare quello di Jum: il mangiatore di lacrime che arriva quando ci si sente persi. In compagnia di Bruco, il miglior amico della giovane Papel, e di Valdo, il suo cane, percorreremo tutto il microcosmo di Balicò, facendo la conoscenza del Signor Bompur, detto papà Fiore per la sua incredibile capacità di amare e di coltivare le piante; della Casolina e del suo buffo accento tedesco; leggeremo insieme le lettere speciali che Olga e Bruco riceveranno dalla loro migliore amica Mimma, e poi, frugando nei cieli, spereremo insieme al signor Gibòd di ritrovare la moglie sparata in cielo con un cannone, lo stesso che i due avevano usato per i loro spettacoli circensi.

Storie nelle storie, molte inventate e altrettante vere.

Un giardiniere ormai vecchio, viene rinchiuso in una clinica per anziani e invece di lasciarsi morire, decide di diventare ciò che ama di più: un albero. Un bambino perde il suo orizzonte e lo ritrova in modi che scoprirete piacevolmente. Un uomo perde il suo passato facendolo scivolare dalla tasca bucata dei pantaloni e sembra non ritrovarlo più, fino al giorno in cui si riconosce pulsante di vita nel presente e, improvvisamente, gli appare il passato e pensate un po’, anche il futuro. Racconti che si intrecciano e regalano ai bambini il potere della supposizione, dell’immaginazione e della scelta, perché tutti abbiamo sempre la possibilità di scegliere e questo libro ce lo ricorda bene.

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Un susseguirsi di metafore che raccontano il dolore della perdita e l’incapacità di riempire i vuoti se non attraverso l’atto stesso della vita. La vita che continua e trova nella condivisione una speranza e nella speranza una via di uscita dalla sofferenza.

Un libro corredato di paper cut (in questo caso non in 3D ma scansionati), frutto del lavoro di Linda Toigo, con tutti i personaggi in bianco e nero, in tema con il mostruoso e informe Jum che nascosto nel buio avrà più di un problema da risolvere, soprattutto quando le persone del villaggio capiranno che Jum non può fargli del male più di quel che sentono già quando hanno un vuoto dentro al cuore.

Una scrittura ad uso e consumo dei bambini, con caratteri tipografici adattati ai vari momenti della storia. Il regalo di Natale per chi ha voglia di ascoltare il fragore della paura e lo scampanellio della speranza, un dono per i bambini che ameranno Olga di carta e Jum fatto di buio.

Link al libro: Olga di carta. Jum fatto di buio

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Ja ne! (alla prossima!)

Romina

 

“…Ecco, bisogna che le dica che la storia che avevo in mente non fa molto ridere.”

“No?”

“Il protagonista si chiama Jum e non è proprio un tipo allegro. Tanto per cominciare, cammina trascinando il suo peso, lento e molliccio come una lumaca”. Per dare meglio l’idea, la bambina cercò di assumere un aspetto mostruoso: ingobbì la schiena, increspò le sopracciglia, assottigliò gli occhi, piegò le dita ad artiglio e con voce cavernosa proseguì il suo racconto.

“Lui ha un abbozzo di testa, un abbozzo di mani, né gambe né piedi. È flaccido e informe. Viaggia per mare e per monti a caccia di prede. E qualche volta parla. La sua voce è l’eco di un burrone profondo, che porta con sé parole crudeli. Seppure non siano udibili da orecchio umano, angoscia e sgomento si accompagnano a esse, assalendo la vittima a cui sono destinate: “Piangi! Disperati!”

Jum è invisibile!

Jum è inudibile!

E tuttavia è percepibile.

“Nel proprio silenzio, intimo e assoluto, l’animo umano può sentirlo muoversi, esistere e respirare. Lo Troverebbe addirittura rumoroso, se solo sapesse distinguere il sibilo del vento dal suo respiro, lo spolverio di un panno dal suo passare, una porta che sbatte dal suo imitare una porta che sbatte.

Jum è solitario!

Jum è triste!

“E una delle ragioni per cui è triste è che non possiede l’ombra, perché il buio non ne lascia. E così si lamenta di non avere “Nemmeno uno straccio d’ombra per amico”. Ma è una frase che dice tanto per dire, perché degli altri non gli importa e di amici non ne vuole.

I cani lo vedono!

I cani lo seguono!

“Perché i cani sono i soli che vedono nel buio e lo seguono per consolarlo, perché i cani sono buoni, ma Jum odia i cani. Jum odia tutti! Cammina trascinando il suo peso e un refolo gelido lo precede. Beve disperazione e non conosce pietà”.

“È una storia che fa paura!” commentò Tomeo. “Non avevi mai raccontato storie così paurose! Che interessante novità. E tu, mia povera Olga, hai conosciuto questo tizio? Ah, no, aspetta, mi hai detto che nessuno può vederlo, tranne i cani. Strano, credevo fossero i gatti che vedono al buio. Invece…”

“Non ho detto al buio, ma nel buio” precisò Olga. “Quando qualcuno che amiamo, o qualcosa a cui teniamo, se ne va per non tornare oppure si perde per sempre, dentro di noi si crea un grande spazio vuoto e quel vuoto è buio come il fondo di un pozzo. Ed è gelido. E qualche volta anche così vasto che sembra d’essere fatti solo di un buio gelido e vuoto. Ma a guardare bene…”

L’estratto è preso dal libro e trascritto da me, le foto sono scattate personalmente, tranne la prima, che ritrae l’autrice.

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