Osservare per cambiare

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Buongiorno lettori, oggi voglio introdurvi un argomento che mi sta molto a cuore, ovvero, ‘la crescita personale’. Per farlo ho pensato di cominciare citando qualcuno che mi ha mostrato un “difetto” da cui tutti o quasi siamo afflitti: parliamo della ‘sindrome dello specchietto retrovisore’, gentilmente concessa e “inventata” da Hal Elrod.

Vi riporto un suo testo, in questo modo potrete fare un primo passo verso l’osservazione di un meccanismo che condividiamo in molti.

E l’osservazione è alla base del cambiamento.

Buona lettura!



Il nostro subconscio è dotato di uno specchietto retrovisore autolimitante attraverso il quale riviviamo e ricreiamo costantemente il nostro passato.

Crediamo erroneamente che chi eravamo sia anche chi siamo, limitando di conseguenza il nostro vero potenziale nel presente basandoci sulle limitazioni del passato.

Le ricerche dimostrano che, ogni giorno, il cervello della persona media elabora tra i 50.000 e i 60.000 pensieri. Il problema è che il 95% di questi pensieri sono gli stessi del giorno precedente, del giorno ancora prima e così via. Non stupisce quindi che la maggior parte delle persone affronti la vita un giorno dopo l’altro, mese dopo mese e anno dopo anno senza mai intervenire sulla qualità della propria vita.

Trasciniamo con noi da un giorno all’altro stress, paure e preoccupazioni come se fossero vecchie valigie, pesanti e logore. Quando ci si presentano delle opportunità, la prima cosa che facciamo è lanciare uno sguardo allo specchietto retrovisore per valutare le nostre capacità passate: “No, non ho mai fatto niente del genere prima. Non ho mai avuto successo in quella cosa. Anzi, ho fallito in quasi tutto”.

Quando ci si parano davanti le avversità, ritorniamo ancora una volta al buon vecchio specchietto retrovisore per capire come reagire: “Già, sono proprio sfrotunato. Mi succedono sempre cavolate del genere. Basta, mi arrendo anche stavolta; è quello che faccio sempre quando le circostanze si fanno troppo dure”.

Accettate il paradigma: il passato non equivale al futuro.

 

Ja ne!

Romina

2 risposte a "Osservare per cambiare"

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