Osservare per cambiare

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Il sabato per me è giorno di riflessioni, una giornata in cui riflettere mi riesce bene e tirarmi su le maniche del maglione per ingegnarmi su nuove idee sembra essere la cosa più importante da fare. Era da tempo che volevo aprire questa rubrica e finalmente dopo molti ripensamenti ho pensato bene di farlo. È un esperimento. Non preoccupatevi, non diventerò una specie di divulgatrice di pace e amore o peggio, una sostenitrice del movimento new age, io sono sostenitrice solo del partito totalitario dei Gattini.

Sto scherzando, ovviamente. Era per farvi capire che non mi piacciono le convinzioni estreme.

Avevo bisogno di uno spazio dove raccontare un modo diverso di osservare la realtà, sfruttando tutte le occasioni “buone” che ci capitano ogni giorno e che per alcuni sono impossibili da cogliere.

Io sono per la pratica, in tutte le cose, sia fisiche che mentali e proverò, con articoli più o meno brevi, a trasmettervi quel senso di consapevolezza e quindi, di benessere, che io ho ricercato e continuo a cercare ogni giorno. Io parlo a voi ma senza dubbio voi parlate a me, c’è sempre uno scambio, che lo si voglia o no.

Più sei consapevole della realtà che vivi, del tuo corpo e delle tue emozioni e meno tempo impiegherai sia a risolvere i drammi che ti affliggono sia a vivere serenamente.

Vi starete chiedendo che competenze ho io per azzardare una scelta del genere. Be’, non sono una psicologa ma sono una donna che nella vita ha voluto praticare davvero molto la felicità per trasformare i sentimenti negativi in specchi positivi. Specchi che mi hanno mostrato quanto ancora c’era da vedere oltre quel vetro, e quante cose meravigliose possono accadere dentro di noi se abbiamo il coraggio e la forza di passarci attraverso. Dopo innumerevoli cadute, dolori, lacrime a fiumi, ripensamenti su ogni momento della mia vita e pippe mentali infinite, mi sono decisa a guardare nell’unico posto dove non volevo guardare: dentro di me.

Ho letto davvero molti libri, girato in lungo e in largo, parlato con tante persone interessanti per acquisire un po’ della loro saggezza e del loro sapere, fino al giorno in cui ho compreso che nessuno è in grado di farci cambiare il modo di vedere le cose se noi stessi non siamo i primi a volerlo fare.

Ho pensato che condividere ciò che ho appreso e che applico nella vita quotidiana, fosse il miglior modo per esservi di aiuto se state cercando la vostra serenità e la vostra consapevolezza in questo arcobaleno che è la vita.

Iniziamo la rubrica con la sindrome dello specchietto retrovisore, gentilmente concessa e “inventata” da Hal Elrod.

Vi riporto un suo testo, in questo modo potrete fare un primo passo verso l’osservazione di un meccanismo che usiamo tutti, purtroppo.

E l’osservazione è alla base del cambiamento.

Buona lettura!



Il nostro subconscio è dotato di uno specchietto retrovisore autolimitante attraverso il quale riviviamo e ricreiamo costantemente il nostro passato.

Crediamo erroneamente che chi eravamo sia anche chi siamo, limitando di conseguenza il nostro vero potenziale nel presente basandoci sulle limitazioni del passato.

Le ricerche dimostrano che, ogni giorno, il cervello della persona media elabora tra i 50.000 e i 60.000 pensieri. Il problema è che il 95% di questi pensieri sono gli stessi del giorno precedente, del giorno ancora prima e così via. Non stupisce quindi che la maggior parte delle persone affronti la vita un giorno dopo l’altro, mese dopo mese e anno dopo anno senza mai intervenire sulla qualità della propria vita.

Trasciniamo con noi da un giorno all’altro stress, paure e preoccupazioni come se fossero vecchie valigie, pesanti e logore. Quando ci si presentano delle opportunità, la prima cosa che facciamo è lanciare uno sguardo allo specchietto retrovisore per valutare le nostre capacità passate: “No, non ho mai fatto niente del genere prima. Non ho mai avuto successo in quella cosa. Anzi, ho fallito in quasi tutto”.

Quando ci si parano davanti le avversità, ritorniamo ancora una volta al buon vecchio specchietto retrovisore per capire come reagire: “Già, sono proprio sfrotunato. Mi succedono sempre cavolate del genere. Basta, mi arrendo anche stavolta; è quello che faccio sempre quando le circostanze si fanno troppo dure”.

Accettate il paradigma: il passato non equivale al futuro.

 

 

Romina

2 risposte a "Osservare per cambiare"

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